www.fuoridellaclasse.itHome.htmlHome.htmlshapeimage_3_link_0

La battaglia di Azincourt (1415)

La campagna militare di Enrico V

(agosto-ottobre 1415)

  

WILLIAM  SHAKESPEARE

THE LIFE OF KING HENRY THE FIFTH

act IV, sc. iii

(St. Crispin’s Day Speech)


[...]

King Henry     What’s he that wishes so?

My cousin Westmoreland? No, my fair cousin:

If we are mark’d to die, we are enow

To do our country loss; and if to live,

The fewer men, the greater share of honour.

God’s will! I pray thee, wish not one man more.

By Jove, I am not covetous for gold,

Nor care I who doth feed upon my cost;

It yearns me not if men my garments wear;

Such outward things dwell not in my desires:

But if it be a sin to covet honour,

I am the most offending soul alive.

No, faith, my coz, wish not a man from England:

God’s peace! I would not lose so great an honour

As one man more, methinks, would share from me,

For the best hope I have. O! do not wish one more:

Rather proclaim it, Westmoreland, through my host,

That he which hath no stomach to this fight,

Let him depart; his passport shall be made,

And crowns for convoy put into his purse:

We would not die in that man’s company

That fears his fellowship to die with us.

This day is call’d the feast of Crispian:

He that outlives this day, and comes safe home,

Will stand a tip-toe when this day is nam’d,

And rouse him at the name of Crispian.

He that shall live this day, and see old age,

Will yearly on the vigil feast his neighbours,

And say, ‘To-morrow is Saint Crispian:’

Then will he strip his sleeve and show his scars,

And say, ‘These wounds I had on Crispin’s day.’

Old men forget: yet all shall be forgot,

But he’ll remember with advantages

What feats he did that day. Then shall our names,

Familiar in his mouth as household words,

Harry the king, Bedford and Exeter,

Warwick and Talbot, Salisbury and Gloucester,

Be in their flowing cups freshly remember’d.

This story shall the good man teach his son;

And Crispin Crispian shall ne’er go by,

From this day to the ending of the world,

But we in it shall be remembered;

We few, we happy few, we band of brother;

For he to-day that sheds his blood with me

Shall be my brother; be he ne’er so vile

This day shall gentle his condition:

And gentlemen in England, now a-bed

Shall think themselves accurs’d they were not here,

And hold their manhoods cheap whiles any speaks

That fought with us upon Saint Crispin’s day.

Chi è che formula un tal desiderio? Sei tu, cugino Westmoreland? No, mio caro cugino, niente affatto! Se noi siamo segnati per la morte, qui siamo già abbastanza perché si possa dir che siamo stati

una perdita grave per la patria; se poi siamo segnati per la vita, quanti meno saremo, tanta maggiore gloria per ciascuno. Perciò ti prego, per l’amor di Dio, non augurarti un sol uomo di più. Io, per Giove, non son bramoso d’oro, né mi son mai curato di sapere quanti sono che campano a mie spese, né m’ha giammai procurato fastidio s’altri si sia vestito dei miei panni: queste esteriorità non hanno posto tra la cose che il cuore mio desidera. Ma se è peccato aver sete di gloria, io sono l’anima più peccatrice di quante vivono su questa terra. No, cugino, che non ti venga in animo il desiderio d’un sol uomo in più dall’Inghilterra. Ma, pace di Dio!, neanche a costo di dannarmi l’anima mi sentirei disposto a rinunciare sia pure ad un millesimo di gloria ch’io ritenessi di dover spartire con un sol uomo in più di quanti siamo! Per favore, non lo desiderare. Anzi, sai che ti dico, caro Westmoreland? Va’ a proclamare per tutti i reparti che se ci sia qualcuno in mezzo a loro che non si senta di prendere parte a questo scontro, se ne vada a casa: riceverà il suo bel lasciapassare e gli saranno messe nella borsa le corone pel viaggio di ritorno. Non vogliamo morire con nessuno ch’abbia paura di morir con noi. Da noi in Inghilterra questo giorno è la festa di Santo Crispiniano; chi a questo giorno sopravviverà ed avrà la fortuna d’invecchiare, ogni anno, alla vigilia della festa, radunerà i vicini intorno a sé: “Domani è San Crispino e Crispiniano”, dirà e, rimboccandosi le maniche ed esibendo le sue cicatrici, “Queste son le ferite che ho toccate nel dì di San Crispino”. I vecchi sono facili all’oblio, ma lui avrà obliato tutto il resto, non però la memoria di quel giorno, anzi infiorando un poco quel ricordo per quel che ha fatto lui personalmente. E allora i nostri nomi, alle sue labbra già stati famigliari - Enrico Re, e Bedford, Warwick, Talbot, Gloucester, Exeter, e Salisbury - gli ritorneranno vivi alla mente tra i boccali colmi, e il brav’uomo tramanderà a suo figlio questa nostra vicenda; ed i Santi Crispino e Crispiniano, da questo giorno alla fine del mondo non passeranno più la loro festa senza che insieme a loro non s’abbia a ricordarsi anche di noi; di questi noi felicemente pochi, di questa nostra banda di fratelli: perché chi oggi verserà il suo sangue sarà per me per sempre mio fratello e, per quanto sia umile di nascita, questo giorno lo nobiliterà; e quei nobili che in Inghilterra ora dormon ancor nei loro letti, si dovran reputare sfortunati per non essere stati qui quest’oggi, e si dovran sentire sminuiti perfino nella essenza d’uomini quando si troveranno ad ascoltare alcuno ch’abbia con noi combattuto il dì di San Crispino.


traduzione di G. Raponi